Charlie Hebdo e la satira su Amatrice

Scritto il 2 settembre 2016 alle ore 17:47 Charlie Hebdo e la satira su Amatrice

Charlie Hebdo e la vignetta su Amatrice dividono l’Italia: satira o moralismo?

Nelle ultime ore, la vignetta lanciata dal noto giornale Charlie Hebdo sulle vittime di Amatrice, sta facendo molto scalpore, alzando dibattiti su dibattiti e dividendo l’Italia stessa in due: da un lato vediamo la fazione del “Je Suis Charlie”, coscienti da anni dell’attività del giornale e del suo pesante tono in fatto di satira fumettistica; dall’altro, ovviamente, la fazione di chi non accetta questo tipo di black humor ormai in aumento in tutto il mondo e non solo attraverso la famosa testata francese; ma cos’è cambiato in realtà? È cambiata solo la satira o anche il modo di vederla e interpretarla? Non vi è una risposta concreta. Forse una risposa la si potrebbe trovare nelle parole di due uomini illustri della storia italiana: primo fra tutti il maestro Dario Fo, il quale, durante un’intervista, espresse il proprio pensiero su quella che è la satira di stampo teatrale ma che racchiude in un certo qual modo quella che è la natura della satira moderna in generale:

Dario Fo diceva: “Prima regola: nella satira non ci sono regole”. E questo è fondamentale.

Forse è proprio questo il principio su cui si basa la famosa testata francese, cioè una satira senza regole e limiti, capace di toccare ogni singolo argomento con un tono ironico molto forte, al punto tale da non avere pietà per nessuno, colpevoli o innocenti e creare dissenso e polemiche in tutti i paesi. La satira, come ben sappiamo, nasce con uno scopo ben preciso, quello di mettere in ridicolo, con intenti moralistici o polemici, i vizi, le abitudini, le concezioni o gli usi di una categoria di individui o di una singola persona; è un modo di prendere in giro le persone utilizzando un linguaggio stupido o esagerato, ma il cui linguaggio utilizzato, non è destinato ad essere preso sul serio, anche se la satira ben fatta rivela attraverso la presa di giro scottanti e amare verità. Ma cosa succede nel momento in cui, anche se con toni ironici più pacati, la satira mostra la verità nuda e cruda così com’è? Una risata e passa tutto. Certo questo non giustifica la vignetta di Charlie Hebdo, il quale non ha mai risparmiato nessuno, neanche la religione nelle sue prime pagine (famosa infatti l’immagine del “Padre, Figlio e Spirito Santo” che ha creato molto scalpore nel mondo, o anche quella delle vittime di Nizza). Si è sempre bravi a ridere delle disgrazie altrui o ad essere solidali, ma nel momento in cui i bersagli di questa satira così violenta siamo noi stessi, indipendentemente dalla nazionalità o dal colore della pelle, allora lì la questione cambia. Ma si hanno due possibilità di scelta, nel momento in cui concretamente non si può fare qualcosa: inveire contro chi porta avanti questo black humor senza ritegno e rispetto, alzando solo un grosso polverone inutile; oppure tacere e sorvolare, nonostante possa fare male, soprattutto a chi è chiamato direttamente in causa, come nel caso dei parenti delle vittime di Amatrice, o come i parenti delle vittime di Nizza ecc. A tal proposito, illuminanti sono le parole dell’illustre vignettista satirico, Giorgio Forattini:

“La satira ha poca cittadinanza in Italia, fa paura a questo paese e i politici sono tutti permalosi.”

In un mondo in cui la satira ormai dimostra non avere più limiti e regole, rispetto e solidarietà, il modo migliore sarebbe allora imparare qualcosa e cercare di cambiare, per fare in modo che questo black humor, possa un giorno debellarsi, sotto tutti i punti di vista e non solo in ambito fumettistico; lasciando stare i soggetti raffigurati nell’ultima vignetta di Charlie Hebdo, la domanda che assale molti in questi giorni inerenti alla tragedia avvenuta ad Amatrice, nonostante tutto ciò che ne è conseguito (come le irregolarità nella costruzione di molti edifici rinvenute dai documenti trovati all’interno del comune della cittadina dopo il suo crollo, o come la condizione perfettamente intatta di alcuni, se non pochi, edifici eretti in periodi storici lontani), è solo una: cosa sarebbe successo se…? “Se per esempio fossero state seguite tutte le norme di costruzione dei numerosi edifici in cui è stata riscontrata l’irregolarità, quanto sarebbe stato basso il numero delle vittime? E se questo numero fosse stato così basso, la vignetta sarebbe mai stata realizzata? E se anche la vignetta non fosse stata realizzata, questa sensibilizzazione che tanto predichiamo e mostriamo tramite social network e messaggi, quanto sarebbe durata? E quanto sarebbe durato questo senso di Unità e appartenenza in Italia, dopo questi ultimi eventi?”

Bè quasi sicuramente un anno o due, come lo è stato per il terremoto dell’Aquila d’altronde, nonostante gli eventi e le giornate della memoria istituite.

Allora la domanda sorge spontanea nuovamente: “Di chi è la colpa? Di chi ci governa e non ci sa tutelare e perennemente rovina le vite della propria popolazione o di chi ci deride senza avere un minimo di sensibilità o rispetto?”.

Gaetano Vrenna

Nato a Cariati (CS) il 10 Aprile 1993 e residente a Crotone, in Calabria. Ho conseguito il diploma presso il Liceo Scientifico Filolao nell’A.A. 2011-2012 e frequento il corso di Graphic Design - Comunicazione d’Impresa presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Dopo un primo approccio col mondo della grafica, ho potuto perfezionare le mie abilità nell’ambito creativo attraverso un studio intenso e numerosi lavori di progettazione visiva per alcuni clienti, diventando così un grafico freelance.

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